Un Passo Indietro – Dalla società dinamica al tempo lento

Un passo indietro

Cosa comporta fare un passo indietro? Stazionare rappresenta un male dal quale fuggire. Questa è la nostra società dinamica, ma forse non più sostenibile mentalmente/fisicamente.

Un passo indietro proprio come Stefano, 45 anni, che lasciando il suo posto di lavoro in una carrozzeria ad Asti ha iniziato il suo viaggio lungo l’Italia che lo ha portato in questi ultimi mesi nei pressi del lago di Bolsena. Proprio qui ho avuto la fortuna di conoscerlo durante una passeggiata con la macchina fotografica al collo. Un suo saluto, spontaneo e sincero, ha aperto una conversazione sui maxi sistemi globali che è poi sfociata nella volontà di entrambi di raccontare, con l’aiuto della macchina fotografica, la sua storia.

Stefano si definisce un “volontario anti-degrado” in quanto entra in luoghi abbandonati per poi ripulirli e viverci quel tanto che basta per far crescere nuovamente la voglia di ripartire lasciando dietro di sé un posto migliore. Un percorso che, durante questi nove mesi, lo ha visto vivere al caldo sole estivo ma anche ai -4 gradi del clima rigido invernale della Tuscia senza acqua, corrente elettrica né gas. Si è conquistato ogni giorno vivendolo tra pulizie, fare legna per combattere il freddo, lavori di ristrutturazione per rendere tutto più accogliente ma anche leggendo libri, ascoltando musica classica su Radio 2 e assaporando un tempo lento, sconosciuto agli occhi della nostra società. Questa serie di fotografie sono il risultato di questo viaggio che ha portato e porterà Stefano ad affrontare chissà quali nuove avventure.

 

 

Pensieri sparsi sul progetto

Se dovessi utilizzare una frase per accompagnare questo progetto fotografico sarebbe proprio questa: “The most important things in life aren’t things”.

Lo scorso Gennaio, alla chiusura del progetto, ho iniziato la fase di editing. Scorrendo tra i 500 scatti realizzati ho riflettuto sul senso di “Un passo indietro”; una sorta di documentario che racchiude la curiosità e la spontaneità del non sapere. Tanti i momenti trascorsi con Stefano, il vero autore di questo lavoro, e solamente grazie al suo approccio spontaneo, unito alla mia curiosità, siamo riusciti a documentare questi nove mesi. Molte le persone, di ogni età e nazionalità, che hanno alloggiato nella “sua casa”.

Le cose più importanti nella vita non sono cose

Non è facile intraprendere un percorso simile; i rapporti familiari sono i più complessi da gestire in queste situazioni di lontananza dove si lascia tutto, appunto, indietro. Qualche chiamata alla madre e alla sorella, questo è tutto ciò che importava a Stefano. La mancanza di una tv o di un forno a microonde non sembravano ostacoli per conquistare la felicità. Alzarsi la mattina di fronte al lago, vivere un tempo lento, pescare, queste erano le vere fonti di benessere. Anche a -4°, dove tutto era ghiaccio, il solo vivere rappresentava una sfida e una vittoria; leggera e insignificante ai più ma non per Stefano, non per me.

Tanti i fotografi che quasi tutti i giorni passavano a scattare un tramonto o la spettacolare gelata di questo inverno; solo io però ho raccontato la sua storia, le sue scelte, il suo passo indietro. La curiosità e la spontaneità del non sapere.

Le cose più importanti nella vita non sono cose. Questa la frase che mi scivola tra le labbra rivedendo questi 28 scatti.

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